Il gran raggiro delle Province

di Chiara Moroni

Se con la riforma voluta da Renzi, gli Italiani hanno creduto di liberarsi degli organi politici delle Province, sono decisamente in errore perché l’unica cosa di cui si sono liberati è il diritto-dovere di andare a votare per il Presidente della provincia e per i consiglieri. Entro la fine di ottobre, infatti, si voterà per il rinnovo degli organi provinciali con elezione di “secondo grado”, nel quale per la prima volta ad essere chiamati al voto saranno sindaci e consiglieri comunali uscenti che scelgono in liste composte da sindaci, consiglieri comunali e consiglieri provinciali uscenti. Sembra uno scioglilingua invece è il sistema elettorale pensato per le Province e che probabilmente verrà adottato anche per il Senato depotenziato. E così mentre i cittadini chiedono più trasparenza e più partecipazione alla vita politica e istituzionale, la riforma delle Province e poi quella del Senato si basano su un altissimo grado di autoreferenzialità politico-istituzionale, che non solo non garantisce la rappresentatività dei cittadini, ma facilità la costruzione di alleanze politiche innaturali. Legittimati dall’assenza del giudizio delle urne, i partiti e i movimenti politici hanno avviato una giostra di accordi, alleanze e posizionamenti improbabili, finalizzati esclusivamente alla spartizione di poltrone e di tutto il resto del bottino che troveranno ad aspettarli una volta eletti. La semplificazione e la riduzione della spesa pubblica sono cosa seria e ormai indispensabile per la sopravvivenza di questo Paese, gli unici ad non rendersene conto sembrano proprio coloro che dovrebbero realizzarla.

Pubblicato su Il Giornale dell’Umbria del 2 ottobre 2014

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