Grave crisi dell’esecuzione penale in Umbria

di Franco Zaffini

A livello nazionale la Regione Umbria (con lo 0.171%) presenta il più alto tasso di concentrazione di detenuti ristretti rispetto agli abitanti. L’indice è maggiore, infatti, rispetto a tutte le regioni italiane a più alto tasso di criminalità ed è addirittura quintuplo rispetto al Trentino (0,034%), quasi triplo rispetto alle vicine Marche (0,063%) e doppio rispetto ad altre regioni (Fonte: dati Ministero della Giustizia).
A fronte di questi dati il Capogruppo di FdI-An Francesco Zaffini ha chiesto al Presidente della III CCP la convocazione in audizione dell’Assessore competente e del Garante dei detenuti per affrontare l’annoso problema dell’esecuzione penale in Umbria.
Si assiste in quest’ultimo periodo ad una rinnovata ed accesa protesta da parte dei sindacati della polizia penitenziaria legata soprattutto ad una politica di eccessivo incremento della popolazione carceraria ed ad una sua caratterizzazione in termini di troppo numerosi circuiti penitenziari orientati a livelli di altissima sicurezza (41 bis etc).
Le norme penitenziarie nazionali ed europee e le circolari dipartimentali sono sempre più lettera morta e non trovano riscontro in azioni decise e conseguenti; la realtà infatti si evidenzia orientata in modo opposto e contraddittorio.
Così mentre si definiscono, regione per regione, i circuiti ex articolo 115 del DPR 30 giugno 2000, n. 230 (Regolamento dell’ordinamento penitenziario) si assiste ad una applicazione, per questa Regione, con troppe disattenzioni nella assoluta inerzia di tutti coloro che dovrebbero essere coinvolti.
Come diversamente definire, altrimenti, le recenti disposizioni del Ministero della Giustizia che ha portato, a partire dall’inaugurazione dell’ampliamento della Casa circondariale di Perugia, al raddoppio della popolazione presente sul territorio che si avvia alle 2.000 unità distribuite nei quattro istituti penitenziari.
ORVIETO ( Casa di reclusione a custodia attenuata)
Tipologia detenuti: Media Sicurezza
PERUGIA CAPANNE (Casa Circondariale)
Tipologia detenuti: Media Sicurezza
SPOLETO (Casa di Reclusione)
Tipologia detenuti: Media Sicurezza + Alta sicurezza 3 + 41 bis + protetti
Tutto ciò in una regione come l’Umbria che sta vivendo una fase – che dura ormai da anni – di grande difficoltà sociale entro la quale il tema della sicurezza riveste un ruolo gravemente centrale.
Alla questione della criminalità e della tossicodipendenza ormai discussa pubblicamente anche a livello nazionale in tutta la sua gravità, si somma la situazione carceraria della nostra regione, segnata da un sistema al collasso con effetti negativi sul controllo e sulla sicurezza del territorio.
L’Umbria è in assoluto la regione italiana con la maggiore concertazione di detenuti ristretti in relazione al numero di abitanti. Questo dato, da solo, fa emergere una condizione critica che ha trasformato l’Umbria in una delle regioni con il più alto tasso di carcerizzazione con l’eccessivo incremento della popolazione detenuta e con una sua alta pericolosità per la presenza eccessiva di circuiti penitenziari di alta sicurezza.
Un ulteriore elemento critico è dato dal fatto che dei circa duemila carcerati presenti in Umbria solo cinquecento sono residenti e ancor meno (centoquattro) sono nati nella regione. Questa realtà comporta tre effetti negativi principali: il primo riguarda i carcerati stessi e la difficoltà intrinseca di provvedere ad un concreto percorso di risocializzazione attraverso il sistema delle relazioni del detenuto con la propria famiglia; il secondo è riferito alle problematiche relative alla gestione e al controllo dei flussi continui di familiari, che non di rado portano con sè ulteriori conseguenti infiltrazioni criminali; infine, i costi sostenuti dalla Regione a favore dei detenuti, come quelli sanitari, ma anche quelli destinati alla formazione professionale e al reinserimento, sono costi che non hanno un ritorno di risorse sul territorio perché utilizzati su persone che, una volta scarcerate, non vivranno in Umbria.
Le problematiche legate al sistema carcerario in Umbria non riguardano solo i detenuti e le condizioni critiche di detenzione, ma anche le condizioni nelle quali la polizia carceraria si trova ad operare e i riflessi negativi che ha sul territorio in termini di sicurezza e risorse.
A fronte di una colpevole inerzia degli organi centrali – che hanno delegato la soluzione delle difficoltà e delle incongruità del sistema agli interlocutori ultimi, vale a dire i sindaci delle città umbre in cui sono presenti le strutture penitenziarie (Orvieto, Perugia, Terni, Spoleto) – è venuta a mancare colpevolmente una politica strutturale e di prospettiva delle istituzioni regionali che avrebbero dovuto mettere a punto un progetto di maggiore coordinamento del sistema penitenziario regionale, tenendo conto degli oneri che ricadono sulla comunità e alleviandoli con una diversa analisi dei sistemi di ripartizione e controllo.
La gravità e l’urgenza delle condizioni fin qui descritte spingono per un immediato lavoro di ridefinizione e riprogettazione delle politiche carcerarie dell’Umbria, in difesa del territorio in termini sociali, economici e di sicurezza.
La sinistra si è lavata la coscienza con la nomina a maggioranza del Garante dei detenuti, ma continua a essere incapace di leggere i problemi e affrontare le soluzioni.

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